Dalle origini ai primi del '900 - Palazzo Centoris

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Vercelli. Cortile dei Centori, prima dei restauri del 1930 (Pietro Masoero, lastra negativa, gelatina ai sali d’argento, mm 208x268, Vercelli, Museo Borgogna, Archivio fotografico storico)


DALLE ORIGINI AI PRIMI DEL ‘900
L’edificio detto “Palazzo Centoris” faceva parte del nucleo abitativo dell’omonima famiglia.
La presenza di tale complesso abitativo è attestata almeno dal secolo XIII, da un documento del 1224 in cui sono menzionate «casam et turrem Centoriorum»(1).
L’edificio in questione tuttavia risale alla fine del secolo XV.
Il Palazzo è composto da un corpo prospiciente corso Libertà, strutturato su tre piani fuori terra e suddiviso in vani, e da un retrostante cortile con loggiato.
Il cortile interno – di chiara impronta bramantesca – si presenta a pianta rettangolare ed è circondato da un loggiato a doppio ordine. Il portico, con volte a crociera, è scandito da dieci archi a tutto sesto (tre sui lati lunghi e due sui lati brevi) sorretti da colonne con capitelli compositi. Il loggiato, con volte a botte, presenta archi a tutto sesto e colonne con capitelli compositi in numero doppio rispetto al portico.
I capitelli di entrambi gli ordini presentano volute, viticci, festoni, fili di perle o scanalature; sulla maggior parte di essi è inoltre presente lo stemma dei Centoris (2).
Al di sopra del loggiato è presente una sopraelevazione – realizzata in tempi successivi – con archi a tutto sesto finestrati sui quali si imposta, con un sistema di unghie e di lunette, una volta che copre l’intera superficie del cortile (3).
L’ambiente è arricchito da un raffinato apparato decorativo. Le pareti del loggiato e i pennacchi sono ornati da fregi che si compongono di soggetti figurativi di fantasia (centauri, satiri, ninfe, mostri marini, putti e altre creature) e di elementi fitomorfi. Sui pennacchi dei lati lunghi del portico sono inoltre presenti dei medaglioni contenenti profili di imperatori, mentre su quelli dei lati brevi sono applicate delle decorazioni plastiche raffiguranti lo stemma dei Centoris e il loro emblema (una ninfa a tre volti reggente nella mano destra uno specchio e in quella sinistra un compasso).
Gli intradossi degli archi presentano una decorazione a finti lacunari e mascheroni.
Profili in cotto sottolineano gli archi e le trabeazioni (4).
Gli artefici di queste strutture non sono noti, ma lo stile bramantesco lascia intendere il coinvolgimento di artisti lombardi che gravitavano intorno a quella Scuola.
Negli Annali della Fabbrica del Duomo di Milano è presente una notizia del 1495 relativa a due lapicidi – Girolamo Lattuada e Andrea Amiconi – che ottennero una licenza per venire a lavorare a Vercelli; tuttavia non vi è un documento che confermi il loro effettivo coinvolgimento nella costruzione di Palazzo Centoris.
Non sono noti neppure gli artisti che realizzarono l’apparato pittorico, ma anche in questo caso lo stile
è lombardo (5).
In seguito all’estinzione della famiglia Centoris – avvenuta nel secolo XVII – il Palazzo passò ad altri proprietari e nel corso del tempo perdette le caratteristiche di dimora signorile per essere riadattato ad altri usi.
Nella prima metà del secolo XIX «era proprietà Momo e la parte della casa verso il Corso era già stata sopraelevata e il portico assai manomesso; otturati gli archi, il loggiato superiore era stato ridotto, tramezzandolo con muri divisori, a camere di abitazione, alle quali dava adito un rozzo terrazzino di legno. Una canna da camino spaccava addirittura uno degli archi di sostegno della volta» (6).
In seguito il Palazzo divenne di proprietà di Pietro De Gaudenzi e non vi furono altri rimaneggiamenti, «salvo che vennero otturate due delle arcate del portico inferiore per ricavarne degli uffici» (7).
Nel 1928, per iniziativa del Podestà Conte Adriano Tournon, Palazzo Centoris fu acquistato dal Comune, con il contributo della Cassa di Risparmio di Vercelli (8).


NOTE  
(1 ) Cfr. ARNOLDI, TIBALDESCHI 1992, p. 39 nota e; BERARDI 1999.
(2) BO, GUILLA 2009, p. 233; BRIZIO 1935, pp. 165-167; AMERIGO 2011, p. 441; CALDERA 2014, p. 34;
FACCIO, CHICCO, VOLA 1961, p. 43.
(3) BO, GUILLA 2009, p. 233; AMERIGO 2011, p. 441; BRIZIO 1935, pp. 165-167; FACCIO, CHICCO, VOLA
1961, p. 43; CALDERA 2014, p. 34.
(4) AMERIGO 2011, p. 441; BRIZIO 1935, p. 165 sg.; CALDERA 2014, p. 34 sg.; BO, GUILLA 2009, p. 233 sg.; FACCIO, CHICCO, VOLA 1961, p. 43.
(5) BRIZIO 1935, p. 166 sg.; BO, GUILLA 2009, p. 234; NIGRA 1934, p. 4 sg.; FACCIO, CHICCO, VOLA 1961,
p. 43; BERARDI 1999.
(6) FACCIO, CHICCO, VOLA 1961, p. 43 sg.
(7) FACCIO, CHICCO, VOLA 1961, p. 44. Cfr. BRIZIO 1935, p. 166; CALDERA 2014, p. 36.
(8) BUSSI 1985, p. 20; FACCIO, CHICCO, VOLA 1961, p. 44; CALDERA 2014, p. 36; BRIZIO 1935, p. 166.

Vercelli. Cortile del Palazzo Centoris. (Foto VC_Vercelli_1484_1895, 1485_ante 1940, 8510_ante 1940, Archivio Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Piemonte)
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